(AGI) – Cagliari, 25 apr. – Oltre che sull’emigrazione fuori dall’isola, l’assessore Congera si e’ soffermata anche sugli spostamenti interni, da un comune a un altro. “Ci sono stati e continuano a esserci”, ha osservato, “massicci trasferimenti di popolazione verso i poli di attrazione demografica coincidenti con i capoluoghi di provincia e le aree di insediamenti industriali e turistici. In particolare verso il capoluogo della regione e dei comuni che ne costituiscono il suo hinterland. Tutto cio’ ha comportato conseguenze incisive sul tessuto sociale della Sardegna. Solo per citare alcuni aspetti, la partenza delle giovani generazioni ha spesso comportato l’allentamento di legami familiari, la perdita di forza lavoro, la riduzione del collegamento fra le generazioni”. “Inoltre, l’emigrazione sarda”, ha proseguito Congera, “anche perche’ proveniente da un’area a bassa densita’ demografica, ha fatto sentire in modo marcato i suoi effetti negativi sul piano economico, specie nel settore agricolo, e ha determinato una rottura dell’equilibrio demografico dell’isola. Nei decenni piu’ recenti si e’ registrato, specie nei centri di piccole e medie dimensioni, in particolare delle zona interne dell’isola, un aumento dell’indice di vecchiaia, superiore a quello atteso sulla base della flessione della natalita’, che ha innescato processi di grave spopolamento con rischio d’estinzione di molte comunita’. Nel 2001, rispetto al censimento precedente del 1991, circa il 75% dei comuni sardi ha visto diminuire la popolazione”. A preoccupare e’ l’emigrare di persone con elevata formazione. “Se fra il 1982 e il 1986 la percentuale di emigrati con un diploma di scuola secondaria e di una laurea rappresentava il 19% del totale, in anni piu’ recenti”, ha ricordato l’assessore Congera, “dal 1997 al 2002, la quota parte di questi emigrati e’ del 35%. E, purtroppo, le indagini condotte, ci dicono che i rintri dei giovani laureati, soprattutto delle donne, sono nettamente inferiori alle partenze”. Con la legge regionale del 1989 la Regione ha agevolato e supportato la nascita e il rafforzamento dei 135 circoli di emigrati sardi finora riconosciuti: 58 si trovano in Italia, soprattutto in citta’ del Centro-Nord, gli altri 77 all’estero. Nei Paesi in cui sono presenti almeno cinque circoli sono costituite le federazioni che allo stato attuale sono presenti in Italia, Francia, Argentina, Germania, Belgio, Olanda e Svizzera. In tutto, i sardi iscritti ai circoli – il primo e’ nato in Argentina nel 1936 – sono 24.431, un numero molto basso rispetto alla popolazione complessiva degli emigrati. “Ritengo che, pur rappresentando una realta’ importante, sia necessario fare un ulterio sforzo”, ha dichiarato l’assessore al Lavoro, “per attivare tutte le potenzialita’ per il massimo coinvolgimento di tutte e tutti gli emigrati sardi. E questa puo’ e dev’essere un’occasione. La presenza di giovani e donne nei circoli va rafforzata”.(AGI)
Red- (Segue)