SCUOLA: TOSCANA, LA DISPERSIONE SCOLASTICA PARLA STRANIERO

(AGI) – Firenze, 29 set. – “E’ indispensabile ed urgente una svolta nelle politiche nazionali sulla scuola. A dispetto della costante crescita di iscritti infatti, l’attenzione del governo su quella che per noi resta la leva fondamentale per un rilancio dello sviluppo e per la crescita culturale e sociale del paese, si sta allentando. Considerare la scuola un costo da tagliare e non un bene sul quale investire porta conseguenze gravissime in termini di qualita’, conseguenze che possiamo gia’ toccare con mano anche in Toscana”. L’ha detto l’assessore toscano all’istruzione formazione e lavoro, Gianfranco Simoncini, concludendo oggi in Consiglio Regionale il Rapporto Irpet che ha fotografato, nel corso di un convegno in Consiglio regionale, il pianeta scuola in Toscana. La Regione fa la sua parte, ha spiegato l’assessore, visto che, pur non avendo competenze dirette, ha comunque destinato una quota crescente del suo bilancio per arricchire le opportunita’ di scolarizzazione, per garantire l’accesso alla scuola dell’infanzia, potenziare l’edilizia scolastica, ampliare il diritto allo studio, sostenere l’innovazione didattica, permettere l’accoglienza degli studenti stranieri e disabili. Un insieme di attivita’ che ha visto la Regione impegnare complessivamente per la scuola 36 milioni del suo bilancio. “A fronte di cio’ dal governo vengono solo tagli e, in particolare nella scuola primaria, il peggioramento e’ gia’ palpabile”. Queste attenzioni, d’altra parte, fanno si’ che in Toscana la situazione sia sostanzialmente in equilibrio. “Ma se la dispersione scolastica si mantiene su livelli quasi fisiologici – osserva Simoncini – ci sono fenomeni che non dobbiamo sottovalutare. Essere stranieri o provenire da una famiglia straniera, ad esempio, condiziona molto il percorso scolastico, cosi’ come in generale le origini e condizioni socio-culturali della famiglia. Il rapporto Irpet sottolinea che la scuola, anche in Toscana, non e’ uno strumento di mobilita’ sociale. Non siamo ai livelli evidenziati da Don Milani all’inizio degli anni ‘60, ma abbiamo ancora molto da fare”. (AGI)

Cab (Segue)