DPEF: TREMONTI, L’ITALIA NON E’ IN DECLINO
(AGI) – Roma, 29 lug. – “Per quanto concerne la coesione sociale, abbiamo concentrato tute le risorse disponibili sugli ammortizzatori sociali. Credo che questa scelta sia stata condivisa anche dalle parti sociali, dalle Regioni, e credo sia stata la certa giusta. Nel dibattito sul DPEF e’ stato fatto riferimento alla famiglia. Il nostro Paese, rispetto ad altri, ha alcuni fattori che -spiega Giulio Tremonti- lo diversificano in senso positivo e lo rendono maggiormente resistente all’impatto della crisi. In primo luogo, la geografia fa la politica. Questo e’ un Paese che ha 8.000 Comuni. La capacita’ di assorbimento della crisi in un Paese che non ha grandi metropoli, circondate da anelli di periferia in potenziale rivolta, ma 8.000 Comuni e centinaia di medie citta’, e’ un fattore di forza e non di debolezza. Il welfare italiano non e’ fatto solo della macchina pubblica, e’ fatto anche della famiglia, che e’ oggetto di concentrazione di molti interventi pubblici. Questo e’ un altro fattore fondamentale. La tenuta sociale italiana e’ data dall’INPS, ma anche dalla famiglia e ripeto che questo e’ punto politico fondamentale. Non possiamo dire che questo e’ un Paese non pacificato. Questo e’ un Paese dove il contrasto sociale non si e’ manifestato finora e noi riteniamo che la scelta di concentrare sugli ammortizzatori sociali e su altri interventi sociali il massimo sforzo possibile sia stata la scelta giusta. Abbiamo stabilizzato i conti pubblici. Abbiamo conservato un Paese che e’ ancora pacifico, e questo e’ il prodotto dell’azione dei lavoratori, degli imprenditori, delle famiglie, del sindacato e dei governi locali. A differenza di altri Paesi, questo e’ un Paese che -sottolinea il ministro- ha ancora un elevatissimo grado di coesione sociale, e noi intendiamo la coesione sociale come un valore civile fondamentale, ma anche come un valore economico fondamentale, perche’ la tenuta di un sistema e’ data anche dalla coesione sociale. Circa la tenuta del sistema industriale e’ abbastanza evidente cosa e’ accaduto. La crisi si e’ manifestata nell’autunno del 2008 nella forma di una caduta globale della fiducia. L’Italia e’ stata colpita sul punto in cui era piu’ forte e non piu’ debole: la manifattura. L’Italia ha la seconda manifattura d’Europa. L’impatto della caduta di fiducia sul commercio mondiale si e’ manifestato anche sull’economia italiana, su un punto che non era di debolezza, ma di forza: la manifattura, la produzione e l’esportazione. Quello che abbiamo fatto e facciamo e’ tenere aperti i canali del credito alle imprese. Non abbiamo mai aiutato le banche: abbiamo sempre e solo aiutato le imprese, e la nostra azione di Governo e’ stata ed e’ nel senso di servire al sistema economico, in modo diretto e indiretto, la maggiore quantita’ possibile di capitali, dai bond, che aumentano la patrimonializzazione delle banche in modo che possa aumentare il volume di finanziamento alle imprese, alla discesa in campo della Cassa depositi e prestiti e della SACE, all’accordo che il Governo sta promuovendo tra il sistema bancario ed il sistema delle imprese per una moratoria sui crediti. Questi sono i tre obiettivi fondamentali. C’e’ stato detto che questo Governo non e’ caratterizzato da un sufficiente impegno sul quadrante delle riforme. Mi permetto di affermare una tesi contraria. Nell’anno scorso molti provvedimenti sono stati adottati o ne e’ stata avviata la discussione: dal nucleare alla riforma della scuola primaria e secondaria, alla riforma del processo civile, al federalismo fiscale. Credo sia fondamentale una riflessione sul federalismo fiscale come riforma delle riforme, e il fatto che essa sia stata approvata con un’ampia maggioranza in Parlamento e’ indicativo della sua cifra politica”.
(AGI)
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