SCUOLA: PRECARI IN PROTESTA INTERROMPONO SCIOPERO DELLA FAME
(AGI) – Roma, 3 set. – Hanno deciso di interrompere lo sciopero della fame ma non la loro protesta contro i tagli alla scuola e ai precari che vi lavorano, imposti dalla riforma firmata dal ministro della Pubblica istruzione, Mariastella Gelmini. Giacomo Russo e Caterina Altamore, i due insegnanti precari palermitani che da una settimana stazionano davanti a Montecitorio, lo hanno annunciato oggi pomeriggio, nel corso di una conferenza stampa. “Se riprendiamo ad alimentarci e’ solo perche’ abbiamo bisogno di forze per proseguire la nostra protesta – ha spiegato Caterina -. Noi non facciamo politica come ci hanno accusato di fare, siamo solo persone che lottano per vedersi riconosciuti i proprio diritti e chiedono alla politica di fare il proprio dovere, riconoscere questi diritti e dare risposte ai cittadini”. “L’interruzione del nostro sciopero della fame non e’ una resa – ha ribadito Russo – ma solo un modo per rilanciare una protesta piu’ ampia, che speriamo coinvolga tutto il mondo della scuola italiana. Vogliamo lavorare per realizzare una grande assemblea pubblica e, soprattutto, per portare al piu’ presto in piazza tutti coloro che vivono nella scuola e per la scuola: alunni, genitori, insegnanti, sia precari che di ruolo. Ci hanno accusato di essere politicizzati – ha rilanciato il giovane insegnante -. E cosa c’e’ di male ad avere delle idee e a volersi informare? E’ quello che succede in un paese democratico”. Tornando poi alle ragioni della protesta, Russo ha tenuto a sottolineare: “Sulla scuola non bisogna cedere neanche di un millimetro perche’ e’ l’ultimo baluardo della nostra democrazia, il luogo dove i nostri ragazzi si formano e possono farlo correttamente solo se vengono seguiti e ascoltati”. Alle accuse di voler fare carriera sulla testa dei bambini, Caterina Altamore ha risposto: “Noi la nostra carriera ce la stiamo sudando e se lottiamo e’ perche’ crediamo nella scuola pubblica, nel diritto allo studio e nelle pari opportunita’ di formazione per tutti. Tagliare sul numero degli insegnanti non significa solo togliere il lavoro ai docenti ma anche negare ai ragazzi, ai nostri figli, la possibilita’ di frequentare una scuola di qualita’”. Ricordando la sua esperienza di insegnante, infine, Altamore ha detto aver preferito andare lontano dalla sua terra, la Sicilia, e dai suoi tre bambini, andando a insegnare a Brescia, piuttosto che accettare il sussidio di disoccupazione e i 12 punti in graduatoria previsti dal decreto salva precari. “Questo decreto e’ una vergogna che non salva i precari ma anzi li rovina. Cosa me ne faccio dei punti se so che non mi serviranno per essere chiamata a insegnare? Forse quando ne avro’ messi insieme 500 – ha concluso – il ministro mi regalera’ un servizio di piatti?”. (AGI) Cli/Rm/Eli