CUCCHI: PROCURA ROMA CHIEDE RINVIO A GIUDIZIO PER 13 PERSONE
(AGI) – Roma, 17 giu. – Sulle richieste della procura dovra’ pronunciarsi il gup Rosalba Liso. Stando al capo di imputazione, i tre agenti devono rispondere di concorso in lesioni colpose per aver spinto e preso a calci Cucchi, ferendolo in piu’ punti al volto, alle mani, alle gambe e alla schiena. Per i pm, pero’, non fu il pestaggio a causare la morte del ragazzo ma le omissioni di chi avrebbe dovuto prendersi cura del detenuto. Marchiandi, dirigente del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione penitenziaria con competenza sul trattamento dei detenuti, si sarebbe adoperato con la Caponetti a far ricoverare Cucchi al Pertini riportando nella cartella clinica dati falsi rispetto alle reali condizioni di salute (post pestaggio) rilevate dai medici di Regina Coeli e del Fatebenefratelli. Il Pertini – a parere di chi indaga – non era struttura idonea a ospitare Cucchi perche’ normalmente destinata ad accogliere pazienti ‘non acuti’: il geometra era invece un politraumatizzato a rischio. Dal 18 al 22 ottobre, senza che i familiari potessero avere informazioni, Cucchi viene completamente trascurato dal personale medico e paramedico: era affetto da “politraumatismo acuto, con bradicardia grave e marcata, alterazione dei parametri epatici, segni di insufficienza renale in soggetto in stato di magrezza patologica (cachettico)”. E nonostante cio’, i medici e gli infermieri “omettevano di adottare i piu’ elementari presidi terapeutici e di assistenza, che nel caso di specie apparivano doverosi e tecnicamente di semplice esecuzione ed adottabilita’, essendo certamente idonei a evitare il decesso del paziente”. Addirittura poteva bastava un cucchiaino di zucchero per salvare il ragazzo. E ancora: chi era in servizio al Pertini si era limitato a prendere atto del rifiuto di sottoporsi a esami di Cucchi, con nota in cartella clinica, motivato dalla volonta’ di parlare con il proprio avvocato. Tra le altre omissioni, il mancato trasferimento del paziente con urgenza in un reparto piu’ idoneo quando le condizioni di salute erano diventate critiche. Fu poi il medico Bruno, in servizio al Pertini il 22 ottobre, a scrivere il certificato di decesso “attestando falsamente che si trattava di morte naturale”. In questo documento fu scritto che a causare la morte fu “una sospetta embolia polmonare in paziente affetto da frattura vertebra L3 piu’ trauma facciale. Grave dimagrimento. Iperazotemia”. I nove in servizio al Pertini, tra medici e paramedici, assieme al funzionario del Prap sono stati accusati dalla procura di omissione di referto (non hanno avvertito il pm del pestaggio) e di concorso in favoreggiamento per aver aiutato i tre agenti “a eludere le investigazioni dell’autorita’ giudiziaria”, di fatto omettendo di trasferire o di richiedere il trasferimento in reparto idoneo in relazione alle condizioni critiche del paziente. (AGI) Cop