INCHIESTA G8: PROCURA GENOVA CHIEDE ATTI A PM PERUGIA

(AGI) – Genova, 4 giu. – Il pubblico ministero di Genova Biagio Mazzeo, che ha aperto un fascicolo a carico di ignoti in cui si ipotizza il reato di corruzione in seguito alla pubblicazione della “Lista Anemone” nella quale sono contenuti i nomi dell’ex provveditore ai lavori pubblici della Liguria Walter Lupi e dell’imprenditore edile Alberto Micarelli che lavoro’ per il provveditorato, ha chiesto ai colleghi della procura di Perugia di acquisire gli atti relativi ai due. Nel contempo, con una comunicazione interna tra procure, ha proposto ai colleghi di Perugia di mettere a disposizione gli atti relativi al processo, in fase di dibattimento, in cui Lupi, Micarelli e altre due persone sono coimputate a seguito di presunti abusi d’ufficio e vari altri reati correlati commessi a Genova nel 2003. I coimputati del processo genovese di Lupi e Micarelli sono l’ex capo della Forestale della Liguria Antonino Mommo ed il commerciale di mobili Franco Bisso. Secondo l’accusa, Mommo nel 2003 chiese ed ottenne di realizzare una nuova sede per la Forestale nel villino di Mulinetti, un piccolo edificio in luogo a strapiombo sul mare della riviera ligure di Levante, disposto su due piani. Il provveditorato ai lavori pubblici ebbe incarico di ristrutturarlo con denari pubblici. In corso d’opera Mommo “rinuncio’” ad uno dei due piani per gli uffici della Forestale ed il piano terreno divenne l’abitazione di Walter Lupi. Tuttavia i locali erano stati finemente ristrutturati e arredati con mobilia su misura realizzata da mobilieri raffinati e maestri d’ascia, lavori che sarebbero stati fatti proprio con soldi pubblici per mano dell’impresa Micarelli. Secondo Mazzeo ci sarebbe stato dunque un piano preordinato tra Mommo e Lupi affinche’ quest’ultimo ottenesse di abitare a spese pubbliche in un luogo incantevole, rinunciando all’appartamento che gli era stato assegnato nel quartiere della Foce, a Genova. In fase istruttoria il pm Mazzeo non riusci’ mai a chiarire da dove provenissero i materiali utilizzati per la ristrutturazione del villino di Mulinetti. Micarelli nel frattempo vinse altri importanti appalti pubblici in Liguria, ristrutturando la caserma dei pompieri di Savona, facendo dei lavori nel comando regionale dell’Arma dei carabinieri, con sede a Genova Sturla, e ristrutturando anche la questura di Sturla. La sua impresa edile, inizialmente un’impresa artigiana, divenne in breve un Spa. Alberto Micarelli a specifica domanda rispose che il parquet, le porte di legni pregiati, i marmi e persino la vasca a idromassaggio installata in bagno erano avanzi di magazzino. Le indagini per verificare le sue parole condussero in un vicolo cieco. Sembra ora che il vuoto possa essere colmato. (AGI) Cli/Ge